quarta-feira, 7 de janeiro de 2009

Original

ORIGINAL DA PARTE DO SR.ENZO FERRARI

Mi interesso di vitis come bonsai da circa dieci anni.

Non so se ho capito giusto. Per me non basta avere dei grappoli d’uva per fare un bonsai di vitis. La pianta deve anche essere strutturata con rami principali, secondari e foglie piuttosto piccole. Per questo ci vuole tempo.

La riduzione delle foglie, richiede tempo. La vitis sopporta bene la defogliazione totale, a condizione che sia forte e sana. Con la defogliazione si riducono i tempi per ridurre le foglie. Per i grappoli, purtroppo non è possibile la riduzione, quindi è meglio fare bonsai di vitis con grappoli già piccoli. Non è pensabile esporre in una mostra una vitis senza uva, perché il suo fascino e la bellezza è con il frutto. Un po’ come il prunus nume, si espone con i fiori o con i frutti, se non ha niente non si espone.

La vitis coltivata in vaso diventa più delicata che non in campo. Tende a riempire di radici il vaso in poco tempo e l’ideale è il trapianto ogni anno, massimo ogni due anni, perché altrimenti soffre e comincia a perdere i rami. La potatura nel vigneto è piuttosto drastica e si lascia , come nel mio caso che uso il Guyot semplice, un solo capo a frutto e uno sperone per l’anno successivo. Per il bonsai, si lasciano diversi rai per riempire di vegetazione, poi si può eliminare parecchi grappoli per non stressare la pianta e anche per la sua estetica.

Il legno morto della vitis è molto interessante. Se vai a vedere nei vecchi vigneti, ci sono vitis che hanno solo una vena viva e il resto è morto. Il grosso problema è che si deteriora molto in fretta, quindi è importantissimo pulire al più presto le parti morte e, se possibile passarle con la fiamma, che indurisce molto il legno, poi si mette il liquido jin e si ripete tutti gli anni.

Per me un vaso per una vitis deve essere semplice, con colori che non vanno in contrasto con il viola dei grappoli. Un giallo pallido, un beige o color sabbia, ma anche un vaso non smaltato e molto grezzo, che richiami i colori rossicci della terra dove la vitis vive. Per le forme può valere il principio che vale per tutti i bonsai, ma essendo comunque una pianta femminile, mi piacciono molto i vasi rotondi o ovali, piuttosto bassi se la pianta è elegante e più massicci se ha un grosso tronco.

In effetti la vitis non è proprio un albero, anche se ho visto vitis non più curate, lunghe trenta metri. Anche il rosmarino, il timo e tante altre essenze non sono alberi, mi si ottengono bonsai bellissimi e molto apprezzati. Alcuni hanno vinto in famose esposizioni. Secondo me la pubblicità non serve più. La vitis comincia ad essere conosciuta e apprezzata da più bonsaisti.

Coltivare la vitis in vaso non è più o meno difficoltoso di altre varietà di bonsai. Basta conoscere le sue abitudini e attenersi alle sue necessità, come trapianti frequenti e concimazioni per ottenere il frutto. L’unica cosa che consiglio, per avere bel materiale velocemente è di utilizzare il metodo della margotta su vecchie vitis e di evitare assolutamente di tentare di toglierle dal terreno con le radici, perché la maggior parte delle volte la pianta muore. La margotta si può fare anche sotto terra nelle radici principali, cos?i si otterrà subito un bel nebari.

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